Il Volo dell’Aquila – alla ricerca della Montevarchinità

Il Volo dell’Aquila – alla ricerca della Montevarchinità

L’Aquila 1902 di Montevarchi, società sportiva più antica della Toscana, autentico motore umorale di una cittadina da circa 25.000 abitanti. Esemplificativa della provincia Italiana.
Con un modo di vivere la passione calcistica che sfocia nell’appartenenza di campanile, apparentemente divenuta una rarità nel mondo del pallone, dove diritti televisivi, contratti fantasmagorici e sponsorizzazioni narrano di un universo distante dalla veridicità popolare che ne ha determinato il successo e lo sviluppo, nel cosiddetto Stivale.
Da questo nasce la “montevarchinità”, neologismo identitario che può esser declinato per altre città, altre province, con il medesimo cuore pulsante, le stesse contraddizioni e peculiarità.
Per indagarla, nove narrazioni che intrecciano vicissitudini societarie ed sentimenti dei tifosi, eroi improbabili con aneddoti mai trascritti, spesso tenuti vivi dal racconto orale di bar in bar.
Ed oltre a questi, “Come l’onda in mezzo al mar”, un fumetto sceneggiato da Francesco Benucci e disegnato da Il Borg, che impreziosisce il tutto rappresentando il segreto che sta dietro l’amore per i colori Rossoblù per Montevarchi: tramandare la passione, di padre in figlio.
Un lavoro che parla di calcio, di vita, di abitudini, di vizi e virtù per una comunità replicabile in altre decine di situazioni analoghe, alla periferia dei grandi capoluoghi nazionali.
Dove batte ancora un cuore verace, che detta gli umori settimanali, scanditi dal risultato che consegue alla sfida di 11 uomini contro altri 11, su un prato, inseguendo un pallone pezzato.

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No, Montevarchi può essere un esempio, ma non l’esempio. Montevarchi la utilizziamo come generica rappresentazione della provincia italiana e del suo modo verace di vivere un senso di comunità anche attraverso la squadra cittadina.
Si parla di un comune che non raggiunge i 25.000 abitanti, da inserire in un contesto di vallata che sarebbe il Valdarno Superiore. Tra Firenze, Arezzo e Siena, nel centro dell’Italia, in posizione strategica tra le città d’arte toscane.
Una valle dove una cittadina termina all’iniziare dell’altra, che guardata nel complesso propone numeri ed espansione da grande città, ma all’interno della quale sopravvivono identità differenti. Talvolta rivalità campanilistiche, non solo a livello sportivo (anche se poi, se dal calcio non si parte per tutti, per la maggioranza vi si sfocia).
Parlare di montevarchinità, e delle storie più o meno affascinanti o rappresentative che legano i montevarchini ai colori rossoblù dell’Aquila 1902, è chiaramente singolare. Ma probabilmente spendibile in centinaia di altre realtà simili, all’interno del cosiddetto Stivale.
Raccontarlo in un certo modo significa cercar di fare emergere uno dei tanti angoli resistenti di genuinità e passione collegate al gioco del pallone; nessuno ha la pretesa di definirlo “unico”, né “superiore” per intensità ed importanza rispetto ad altri.
Si tratta solo di un’altra testimonianza.
Una forte storia sportiva (si parla del club più antico della Toscana), tramandata di generazione in generazione ed in grado di alimentarsi, nonostante le mutazioni che hanno investito il mondo del calcio negli ultimi 30 anni.
Da qualche parte – e fortunatamente non in pochi angoli – a prescindere dalle categorie o dai blasoni, esistono tifoserie che si approcciano ancora alla domenica sportiva con l’entusiasmo che fu dei propri padri; cittadine in cui per molti, il morale del lunedì mattina viene determinato dal risultato della squadra di calcio.

In un tempo in cui si usano spesso a sproposito (e talvolta per rappresentare concetti elitari, esagerati o comunque escludenti) parole come “identità”, “orgoglio” e “tradizione”, circoscritte anche a piccoli universi grandi quanto un quartiere di una metropoli,ma che trovano rappresentazione reale ed universale nel potere aggregativo che detiene un pallone e 22 giocatori a corrervi dietro.
Senza che questi siano top player dai contratti multimilionari.
Ogni atleta – qualsiasi sia il suo feedback o velleità – può vivere la sua stagione da eroe, portato in trionfo da un paese intero. È successo e succederà ancora, a Montevarchi come in tante altre realtà dell’estrema provincia.
Vivendo di memoria, rammentando il passato, guardando comunque al futuro con la speranza di ritrovare momenti simili per emozione, malgrado lo scorrere del tempo.

 

 

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