#LAStories Vol.2 : nel campus di UCLA

Visitare la University of California Los Angeles durante una settimana di passaggio in città: è scontato o non è scontato?

Già di per sé la domanda è poco pertinente, ma appare d’obbligo in un mondo dove il ritorno da un viaggio si accompagna spesso alle domande di quelli che hanno già calcato i tuoi passi, inevitabilmente concentrati a sottolineare come ti sia perso qualcosa di fondamentale. E che dire in più degli altri, coloro che già hanno sentenziato indelebilmente sulla bruttezza del luogo che hai scelto, sognato e pagato? Ah, di quelli avevo già raccontato nella prima puntata.

E comunque non è tanto per le questioni strettamente legate al cinema che ho deciso di non farmi mancare una visita all’interno del prestigiosissimo campus losangelino (si, perchè il fatto che gli edifici di UCLA siano apparsi in Erin Brockovicho nel Professore Matto di Eddy Murphy, o peggio ancora in American Pie 2, non era cosa destinata a stimolarmi).

Il punto di interesse principale per il sottoscritto riguardava la tradizione sportiva, ed in particolare cestistica, visto che la gloriosa maglia dei Bruins è stata vestita da gente tipo Kareem Abdul Jabbar (al tempo ancora Lew Alcindor alle anagrafe), Bill Walton (il cui figlio Luke dirige dalla panchina i Lakers di Lebron), Baron Davis e Reggie Miller (autentiche leggende,in particolare il secondo, dell’epoca in cui mi innamoravo del gioco), e più recentemente Kevin LoveZach LavineJrue Holiday e soprattutto Lonzo Ball Russell Westbrook (anche loro gustati in azione sul parquet dello Staples in occasione di Lakers vs Thunders del 2 di Gennaio). A livello NCAA(per quanto riguarda il Basket) i Bruins hanno avuto in panchina il leggendario coach John Wooden, che ha vinto 10 campionati nazionali e stabilito il record di imbattibilità di 88 partite consecutive dal 1971 al 1974. E più generalmente, i campionati sportivi nazionali vinti da UCLA sono 118 con 97 NCAA, più di ogni altra università statunitense.

Ah, parlando anche di Football Americano (non di calcio, ma un pò anche), come molti sapranno il campo dei Bruins non è interno al campus (a differenza del leggendario palasport Pauley Pavilion che vi si trova in mezzo, nel quartiere di Westwood) ma si trova a Pasadena: si tratta di quel Rose Bowl conosciuto ai più per ospitare quel Bowl Game annuale all’inizio di ogni stagione sportiva di Football Americano collegiale. Ma è anche il luogo dove si è svolta la finale dei Mondiali di Calcio del 1994, un’incredibile Italia vs Brasile giocata ad un orario proibitivo per caldo ed umidità, che sancì la sconfitta ai calci di rigori dei nostri azzurri (come dimenticare il tiro sopra la traversa del trascinatore italiano di quell’edizione Roberto Baggio, e le lacrime di un Franco Baresi all’addio con la nazionale, anche lui tra coloro che sbagliarono il tiro dagli undici metri?).

realtà — tornando a parlare in termini generici del campus della University of California Los Angeles) — è importante sapere che strutturalmente è stato fondato nel 1925 sul modello delle città romaniche europee, in uno spazio di 170 ettari. Accanto agli edifici più antichi (tra i quali, impossibile non visitare la Powell Library), una parte residenziale del campus è stata costruita recentemente, a partire dal 2002. Mentre l’edificio monumentale della Royce Hall risale al 1929 ed è ispirato alla Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Inutile dire che UCLA si trova in top ten rispetto alle classifiche (più o meno improbabili) relative alle migliori università mondiali, e che la mascotte dell’università è un orso bruno (appunti il bruin bears, da qui l’appellativo sportivo di “Bruins” già citato).

Chiaramente, considerando che ci troviamo negli ultimi giorni del Dicembre 2018, l’Università appare completamente deserta di primo mattino; e non potrebbe essere altrimenti considerando il periodo di vacanze natalizie. Tutto questo non ci permette di entrare all’interno degli edifici sopracitati con un pizzico di disppunto, ma non ci impedisce di assistere all’incontro di pallacanestro tra i casalinghi Bruins e gli ospiti dei Liberty Flames.

Il Pauley Pavillion non è straripante di persone, per quanto l’atmosfera che si respiri è quella tipica del College Basketball, con la banda di fiati che suona durnte i timeout, le cheerleaders che si esibiscono ed aizzano la folla, e tutte quelle strutture di intrattenimento durante le pause che si vedono nei campi professionistici americani. Il pubblico è piuttosto variegato, sicuramente aiutato dai prezzi popolari (15 dollari per i posti più economici al botteghino) in una struttura da oltre 13.000 posti dove si vede benissimo il campo anche dalla cosiddetta “piccionaia”.

Pur non essendo una partecipazione coinvolgente, quasi nessuno si nega una maglietta, un cappello o comunque un gadget per sostenere la squadra di casa, e nei momenti in cui i Bruins provano dapprima ad attaccare e poi a recuperare la partita, gli animi si intiepidiscono un minimo. Inutile dire quello che in molti già conoscono — e cioè che gli americani mangiano quantità di cibo spazzaura indecenti durante l’evento sportivo, ad esempio — anche se è importante sottolineare quanto siano capillari i controlli all’ingresso, e che le borse superiori ad una certa grandezza (oltre che gli zainetti, ad esempio), non possono entrare nel palazzo.

Per i padroni di casa non si tratta di una serata indimenticabile, definita da coach Steve Alford ad ESPN come “la più deludente sconfitta subita in 28 anni di onorata carriera in panchina”. In effetti il 73 a 58 finale a favore dei Liberty rappresenta la quarta sconfitta consecutiva per i Bruins, con gli avversari dei Flames notoriamente efficacissimi da dietro l’arco dei tre punti e capaci di sfoderare una difesa che sarà, per certi versi, la chiave della partita. UCLA perde infatti la bellezza di 24 palloni, ben 12 rubate dagli avversari; tra loro spiccano i 21 punti di Caleb Homesley con tre triple, tante quante quelle messe a segno dal freshman Darius Mcghee (per 11 punti totali). Sugli scudi anche Lowell Cabbil Jr, autore di 15 punti con 6 su 9 dal campo.

Per quanto riguarda i padroni di casa, gara sotto tono per Kris Wilkes, capace di risultar comunque il top scorer dei suoi con 3 triple a segno, colpevole di accendersi in ritardo, generando parziali favorevoli e tentativi di rimonta dopo lo strappo avvenuto in conclusione del primo tempo. Tentativi spesso vanificati da un recupero ed un canestro da dietro l’arco subito, come accade dopo essersi faticosamente riportati sul meno 6 a poco più di 5 minuti dal termine, per subire un immediato parziale guidato dal già citato Homesley che chiude la gara. I Bruins dominano a rimbalzo, dove spicca l’atletismo del freshman Moses Brown, che inizia la sua gara in modo efficace anche sotto un punto di vista realizzativo (chiuderà con 11 punti e 9 rimbalzi), dimostrando però una serie di limiti fisici e tecnici eccessiva, tanto da non concludere la gara in campo nei minuti finali.

Quello che emerge è la capacità dei Flames di finalizzare un gioco più tendente al concreto e meno ricercante la giocata spettacolare, favorito da una serie di errori evidentemente normali quando si parla di pallacanestro universitaria, ma che impressionano se abituati ad osservare le partite dei pro (e mi riferisco a spaziature non rispettate, giochi mal eseguiti, errori clamorosi sotto canestro ad uomo battuto).

In ogni caso, per quanto il risultato finale decreti un periodo di crisi pesante per UCLA, l’esperienza resta comunque da ricordarsi con immenso piacere (intendo, l’aver vissuto una partita di College Basketball in uno degli impianti storici d’America). A conclusione delle ostilità, la folla defluisce con serenità passando davanti alla statua di John Wooden, spostandosi all’interno dello shop adiacente il Pauley Pavillion, per acquistare felpe, magliette e qualsiasi altra cosa possibile che porti il marchio dell’Università. Per quel che riguarda noi, al calar del sole il tepore Californiano lascia spazio ad una frescura insopportabile senza le dovute coperture, ed il rientro verso Hollywood, passa attraverso le occultate ville di Beverly Hills e le insegne dei locali di Sunset Strip, con un traffico piuttosto elevato ma tutto sommato scorrevole.

Piccolo aggiornamento: due giorni dopo questa sconfitta, UCLA ha esonerato coach Steve Alford, con l’obiettivo di dare una scossa ad una squadra che sta pesantemente deludendo le aspettative. La squadra ha risposto decisamente bene, vincendo le prime tre partite consecutiva in seguito al cambio di guida.

 

Scritto mediante tastiera wireless, direttamente da una stanza del Best Western Hollywood Plaza Inn, ad Hollywood, California 

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