Costanzo “Lupo” Balleri

A volte faceva allenare i suoi giocatori la sera, quando era già calato il sole, e lo stadio di Montevarchi non era illuminato. In quegli anni l’inquinamento luminoso circostante era notevolmente inferiore ad oggi, ed era presumibilmente complesso riuscire a vedere la porta, dopo il crepuscolo. Era in quelle condizioni che Lupo esortava i suoi attaccanti a tirare da fuori area, oppure a battere dei calci di rigore: se avessero gonfiato la rete praticamente ad occhi chiusi, avrebbero avuto meno problemi nel farlo la domenica seguente.

Altre volte, a fine allenamento, Lupo accompagnava alcuni dei suoi ragazzi a recuperare i palloni dispersi chissà dove attorno al rettangolo di gioco del Brilli Peri. La porta degli spogliatoi era piccola e stretta, e spesso le condizioni di visibilità erano limitate dal buio che stava sopraggiungendo, come sopra. In qualsiasi posizione fossero –ovunque avessero recuperato una delle sfere disperse durante la seduta- la sfida stava nel centrare con un tiro quella minuscola porta di ingresso. Inutile dire che, con i piedi buoni che si ritrovava, spesso quella gara la vinceva proprio lui.

Sono tantissime le piccole storie che si tramandano ancora oggi, riguardanti Costanzo “Lupo” Balleri, leggendaria figura nella storia dell’Aquila Montevarchi 1902. Una presenza adottata a braccia aperte dai tifosi e dalla città, fin da quando giunse in Valdarno nella fase conclusiva di una carriera prestigiosa da arcigno difensore. Amato, discusso e tante volte ricercato come “salvatore della patria” nei suoi numerosi ritorni in quella Montevarchi che lo vide per la prima volta esordire in panchina come allenatore, una volta appese le scarpette al chiodo. Una fase della sua carriera, quella del “direttore di orchestra”, nella quale riuscì ad indicar ai Rossoblù la strada della promozione dalla serie D alla serie C, per ben più di una volta.

Nella stagione 1994/95, quando l’Aquila vinse il campionato di serie C2 dopo aver sconfitto in casa il San Donà nella penultima partita della stagione, Lupo Balleri si era ritirato un anno prima da Allenatore, dopo aver seduto sulla panchina dell’Armando Picchi (seconda squadra della città Livornese). La trasferta decisiva per la promozione in serie C1 fu quella dello storico esodo Montevarchino in quel di Baracca Lugo, tra macchine e treni speciali al seguito. Proprio in uno di questi treni, come rito benaugurante, una foto di Costanzo Balleri passò di mano in mano fra tutti i presenti, baciata e consegnata al tifoso vicino. Come si fa con i cosiddetti “santini”. Come è usanza per le leggende cittadine.

Costanzo Balleri nasce a Livorno il 20 Agosto del 1933. Il suo esordio in maglia labronica avviene indicativamente nel 1952, come perno di un reparto difensivo condiviso con l’allora terzino Armando Picchi, l’uomo a cui è intitolato lo stadio livornese, destinato a diventare uno dei migliori Liberi di sempre nella storia della Serie A.

Proprio nel 1959, Balleri e Picchi lasciarono la loro città natale alla volta della loro prima esperienza nella massima serie, alla SPAL, dove stupiscono l’ambiente attirando numerose attenzioni attorno a sé.

L’anno seguente però, la coppia è destinata a dividersi: Armando Picchi si trasferisce all’Inter, mentre per Balleri si aprono le porte del Torino dove collezionerà 5 presenze.

Ma la separazione dei due non durò molto: fu proprio il mister Helenio Herrera a convincere Angelo Moratti di riformare quella coppia che tanto aveva impressionato a Ferrara la stagione precedente (del resto la SPAL aveva conquistato un clamoroso quinto posto in classifica), portando così Lupo a vestire la maglia nerazzurra, di nuovo in coppia con Armando. Esordisce così in un vittorioso derby contro il Milan il 20 Novembre del 1960, ed in due anni collezionerà 45 presenze in campionato, 11 in Coppa delle Fiere e 2 in Coppa Italia, segnando anche una rete.

Nel 1962 Balleri viene ceduto al Modena, dove inizia a giocare come Libero, realizzando due reti in 56 presenze, prima di tornare a vestire la maglia di una SPAL nel frattempo retrocessa in serie B, e ritornare a Livorno fino al 1967. È questo l’anno in cui Lupo viene acquistato dal Montevarchi, dove resterà fino al 1970: sia come giocatore ,che avviando contemporaneamente quella carriera da allenatore che lo avrebbe visto tornare in rossoblù a differenti riprese in seguito, allenando nel frattempo squadre come il Perugia, il Campobasso, il Siena, il Prato ed il suo Livorno.

Tra l’altro, a tutela dell’importanza che ha rivestito e che tutt’ora continua a splendere nella storia calcistica della sua città natale, Costanzo Balleri risulta ottavo nella classifica di presenze con la maglia Labronica, con 197 totali in campionato da giocatore.

È qui, dove ha vissuto gli ultimi decenni della sua vita, in cui Lupo si è spento: è il 2 Novembre del 2017, quando il suo corpo decide di arrendersi ad una lunga malattia, raggiunta l’età di 84 anni.

È la stagione 1966/67 a Montevarchi, ed i Rossoblù di mister Semoli e di un Lucchesini da 19 reti in 34 presenze, sono impegnati nel girone B di Prima Categoria Toscana. Al termine del campionato, la squadra conclude al vertice della classifica appaiata con la Fortis Juventus di Borgo San Lorenzo, tanto che è necessario uno spareggio tra le due, da giocarsi nel neutro di Firenze. Nello stadio cittadino, l’equilibrio che aveva determinato l’intera stagione che stava per concludersi, continua a farla da padrone: le due squadre si fronteggiano di fronte ad oltre 2000 spettatori Rossoblù, concludendo ancora in pareggio la loro sfida, per 1 a 1 dopo i tempi supplementari.

A quel punto, la promozione diviene una questione di buona sorte o meno: tocca all’arbitro lanciare in aria la monetina che decreterà quale delle due compagini sarà destinata a salire di categoria, militando l’anno seguente nel campionato di Serie D. Il Comunale del capoluogo ammutolisce, in una manciata di secondi che sembrano non finire mai; ci pensa il capitano Rossoblù Romanut a rompere il silenzio, con un grido di gioia esemplificativo, per gli sportivi Montevarchini, che stavolta la buona sorta stava dalla parte dell’Aquila. Promozione (rocambolescamente) raggiunta, quindi.

Tutto questo susseguirsi di eventi serve – oltre ad aggiungere una preziosa promozione al palmares societario – a preparare la strada per un arrivo che cambierà la storia della Città, e non solo dell’Aquila 1902. L’allenatore della promozione, Mario Semoli, decide di dedicarsi al settore giovanile a seguito della vittoria del campionato appena trascorsa : urge trovare un sostituto, quindi.

Il presidente Montevarchino Dario Scala opta quindi per un personaggio proveniente da Livorno, capace di ricoprire potenzialmente il delicato ruolo di allenatore e giocatore, uomo di indubbia esperienza calcistica considerando la militanza piuttosto lunga da giocatore nella massima serie nazionale, in particolare alla corte di Helenio Herrera: Costanzo “Lupo” Balleri approda alla guida del sodalizio Rossoblù. Lo fa senza risparmiarsi, plasmando una squadra gagliarda che si piazza nelle zone alte della classifica nonostante l’obiettivo iniziale fosse il raggiungimento di una salvezza tranquilla, giocando 25 gare e realizzando una rete. In realtà, ad una manciata di giornate dal termine, l’occasione per la promozione è ghiotta ed il Montevarchi di Balleri è atteso a Viareggio, in una sfida che potenzialmente deciderà il campionato: quando tutto sembra esser sul punto di concludersi in un onestissimo zero a zero, l’arbitro decreta il rigore del vantaggio per il Viareggio. Per Balleri, si tratta di una scelta inesistente, tanto da esser espulso per proteste, il Viareggio si confermerà a fine stagione in testa alla classifica, con un punto sopra al Grosseto. La squadra di Lupo, conclude con un onestissimo e per certi versi imprevisto terzo posto.

Nella stagione seguente, Costanzo Balleri scenderà in campo 29 volte, per un altro campionato destinato a chiudersi al quarto posto, ma con un solo punto di distanza dalla Lucchese vincitrice del lotto. I Rossoblù si trovano da soli al comando ad una manciata di giornate dal termine della stagione, ma abbandonano ogni sogno di gloria dopo la sconfitta casalinga per 0 a 1 contro il Sansepolcro. Si tratta solo di un altro piccolo incidente di percorso, nel cammino di Lupo e della società verso la promozione.

Per Costanzo Balleri la stagione 1969/70 è l’ultima da giocatore (proseguendola comunque anche alla guida dell’Aquila dalla panchina): segnerà 3 reti stagionali in 23 presenze, conducendo la squadra finalmente in Serie C, con una promozione conquistata da eroe, al terzo anno di presenza in città. In quella squadra, oltre ad un giovane Pietro Bencini, si ricordano indubbiamente giocatori come il solito Lucchesini ed il bomber Mauro Listanti, al suo ultimo anno con la maglia Rossoblù, capocannoniere stagionale con 18 reti totali.

Per la città si tratta di un traguardo storico, ma per Lupo è anche il tempo di fare le valigie tornando verso casa, dedicandosi alla carriera di allenatore e ripartendo proprio dalla sua città natale. Si tratterà di un arrivederci, perché il carattere temperato da granitico del Livornese (oltre ai tangibili successi ottenuti con la sua guida in campo ed in panchina) lo faranno per sempre ben voluto nei cuori della città più popolosa del ValdarnoI suoi metodi essenziali e talvolta burberi, la sua schiettezza nei modi e quella capacità di leadership tanto sviluppata da non poter esser non generata da un qualcosa di innato (qualcosa di tipico dei grandi uomini di sport), ne faranno leggenda cittadina. Ed i Montevarchini torneranno a reclamarne il ritorno a gran voce, più volte.

Per i colori Rossoblù si entra in un periodo storicamente splendido e carico di ricordi, seppur caratterizzato a livello di categoria, da una serie di sali e scendi degni delle migliori (o peggiori) montagne russe. Mentre Bencini segna al Marassi contro il Genova, il Brilli Peri viene squalificato per un anno dopo la sfida con il Foligno, la squadra dapprima retrocede in serie D per poi riconquistare la C con lo storico gol di Scarpa nello spareggio di Firenze contro la Pistoiese. Nella stagione 1972/73, Balleri torna alla guida di una squadra che dovrà giocar in campo neutro fino al 15 Marzo di quella stagione, terminando il campionato al nono posto con 39 punti conquistati: per Lupo si apriranno le porte della Serie B, con un ingaggio a Perugia per l’anno seguente che non può rifiutare. Lui, per non sentirsi solo, si porta con sé anche il bomber Scarpa, ed un Montevarchi da quartultimo posto in classifica, si salva per un proverbiale pelo.

Per tornare a riveder Balleri al timone dei Rossoblù dalla panchina, dobbiamo aspettare la stagione 1977/78, la seconda dopo il ritorno in Serie D: è reduce da una stagione alla Massese, con la quale sostanzialmente il Montevarchi scambia l’allenatore, con Sergio Castelletti che approda a guidare i bianconeri. Lupo si prende un po’ di tempo prima di decidere se tornare o meno, anche se in conclusione l’amore per la città e soprattutto per i Montevarchini, vince ancora: la squadra conclude al terzo posto stagionale, conquistando una ennesima promozione in Serie C guidata da quel livornese oramai più che adottato.

Destinato però, come spesso è accaduto, a non tornare in panchina l’anno seguente: all’interno di una ristrutturazione societaria (potremmo chiamarla oggi “Spendig Review”?la guida della squadra viene affidata al giovane Orlando Rozzoni. Purtroppo per lui, i risultati iniziali non convincono troppo, ed il vecchio Lupo viene prontamente richiamato ed invocato a gran voce dalla piazza: con un clamoroso cambio di marcia, il Montevarchi conclude la sua stagione al secondo posto in classifica, a pari merito con Carrarese, Sangiovannese, Imperia e Cerretese. Al ritiro spontaneo di quest’ultima, si procede con uno spareggio a quattro per la promozione in Serie C1: il momento è storico, i Rossoblù di Vasco Farolfi battono per uno a zero l’Imperia nella prima sfida di semifinale, prima di affrontare nel campo neutro di Pistoia, la Carrarese. Quest’ultimi, guidati dallo storico Orrico, riescono a riagganciare un Aquila che si era portata in vantaggio per due reti a zero, forzando i tempi supplementari: sarà Niccolai a trovare il gol promozione per i ragazzi di Balleri, al minuto 119, in una delle partite più incredibili nella storia di Montevarchi.

Stavolta Costanzo Balleri resterà alla guida della squadra anche nell’anno seguente, consapevole di rappresentare in tutti i sensi un valore aggiunto per il successo potenziale di questa: non lo dicono solo le impressioni, ci sono i numeri e le vittorie finali a dimostrarlo. Nella stagione 1979/80 però, i Rossoblù subiscono violentemente l’impatto con la serie superiore, concludendo una stagione inevitabilmente carica di strascichi polemici al penultimo posto in classifica, e quindi con la retrocessione.

Per Lupo è di nuovo tempo di fare i bagagli: prima di rivederlo di nuovo nella città che lo incoronò profeta, passa quasi un decennio, e per lui si alternano le panchine di Siena, Prato, Livorno e Massese. Ritorna nella stagione 1986/87, chiamato a salvare la situazione dopo l’esonero di Franco Melani: inutile dire che, nonostante tutto, grazie alla fiducia che emana il livornese, la squadra chiude con una salvezza al dodicesimo posto in classifica. Per Costanzo però, è tempo di prendersi una pausa dal calcio: ritornerà in Rossoblù nella disastrosa stagione 1989/1990, dimissionario e sostituito proprio da Pietro Bencini, che malgrado tutto non riesce ad evitare una retrocessione dalla C1 alla C2, ottenuta con appena 24 punti ed il penultimo posto della classe.

In realtà ci sarà tempo per un altro, clamoroso, ritorno la stagione seguente: è il 1990/91 ed il Montevarchi naviga in acque piuttosto torbide anche in Serie C2, sotto la guida di Alberto Lazzerini, esonerato a fine marzo di quella stagione e sostituito propri oda un Lupo Balleri ancora una volta invocato ardentemente dai Montevarchini. Purtroppo per lui, però, la situazione è piuttosto complessa da risolvere: la squadra si gioca il tutto per tutto nello spareggio salvezza di Empoli, contro il Cecina, uscendo sconfitta per due reti a zero e guadagnandosi una seconda retrocessione consecutiva, vanificata da un pronto ripescaggio.

La storia tra Costanzo Lupo Balleri e la città di Montevarchi, di fatto, si conclude professionalmente qui: una storia di amore forte, tra il più “montevarchino” dei livornesi ed una piazza che ancora oggi, tra ricordi ed aneddoti, lo incorona tra i principali esponenti di “Montevarchinità” in tutto e per tutto (anche fuori dal campo).

Una storia caratterizzata da addii e ritorni, come è inevitabile nel mondo dello sport e come è accaduto per Lupo anche con la sua città natale: è proprio il concetto di “ritorno” a più riprese che testimonia il forte sentimento per i colori della maglia dell’Aquila e per il suo popolo, che in molteplici occasioni non ha mai smesso di tributargli affetto incondizionato.

Se per una coppia la testimonianza più tangibile di amore ed intesa sono gli anni passati l’uno al fianco dell’altro, in uno sport dove non sempre questo è possibile il termometro adatto per misurare l’intensità di questi è indubbiamente quello dei “ritorni”: e Lupo, che si trattasse della sua Livorno o di Montevarchi, era sicuramente un uomo all’antica in questo. Un uomo che amava mantenere le promesse anche per sé stesso, TORNANDO A CASA quando gli era possibile.

Per la verità, per quando riguarda “Casa Montevarchi”, l’ultima volta in cui Balleri ne ha toccato pubblicamente il suolo è probabilmente il 7 Settembre 2003, quando fu chiamato (visibilmente commosso) a ricevere il “Premio Città di Montevarchi” dall’allora Sindaco Giorgio Valentini.

La sua Livorno, invece, lo ha cullato fino all’ultimo momento in una sfida che il suo corpo ormai ultra ottantenne non è riuscito a vincere: non c’è promozione insperata né salvezza dell’ultimo minuto che possa impressionare una malattia tanto erosiva, al termine di una vita tanto lunga quanto avventurosa.

Scomparso all’età di 84 anni, la notizia si diffonde di bocca in bocca quasi subito per la città di Montevarchi, prima ancora di raggiungere gli organi di stampa: per quanto tempestivi siano (nell’epoca dei Social Network soprattutto) i messaggi di condoglianza e cordoglio, alla pubblicazione della notizia i Montevarchini si sono già stretti in un abbraccio virtuale fatto di ricordi ed emozioni. Storie che ognuno si porta dentro di sé, e che inevitabilmente saranno destinate a riecheggiare negli anni a venire, per onorare quello che forse è stato il più grande Montevarchino tra i non MontevarchiniCostanzo Lupo Balleri.

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